Il cervello, i 2 emisferi, la consapevolezza e l’intuito.

Ma dove si trova la mente intuitiva?

 Ho ricevuto qualche giorno fa una mail che mi ha condotto a riprendere il discorso sull’intuito e la capacità di leggere il contesto professionale e personale/affettivo in cui ci muoviamo con precisione e efficacia.

In questa mail mi veniva chiesto dove fosse situata (nel cervello) la mente intuitiva in contrapposizione all’Ego, ipotizzando quest’ultimo stia nella neocorteccia.

Queste le mie riflessioni:

 

Premetto che in generale penso non sia questione di “dove” si trovi una “cosa”, ma della sua rilevanza per la persona, e del motivo per cui la considera. In generale, e in modo molto superficiale, potrei rispondere che la parte intuitiva potrebbe collegarsi con la parte più antica del nostro cervello, amigdala e Co. in quanto deputate alla sopravvivenza.

In realtà questa “sensibilità” è funzionale al rilevare allarmi, “disturbi” rispetto a un mondo ideale in cui muoversi sicuri e liberi di agire secondo le proprie necessità, i propri desideri.

Riguarda un intuito primordiale sempre attivo e sotteso a ogni nostra attività.

Il sesto senso: l’intuito

Ciò di  cui parli tu mi pare invece un intuito più fine, una speciale “attenzione” che previene la consapevolezza e la lettura di quanto abbiamo attorno. Questa può condurre a scelte e scoperte altrimenti non deducibili o estraibili in modo tecnico/scientifico dai dati che abbiamo a disposizione.

Il mio lavoro riguarda per certi versi questa necessità: rendere accessibile una condizione di percezione e presenza tale da rilevare ogni tipo di segnale utile dall’ambiente. In questo modo si assicurano alla persona le migliori scelte di comportamento e azione nella direzione del suo maggior benessere possibile.

Amplificare la lettura del contesto integrando consapevolezza

Questo lavoro si sviluppa mettendo le persone in grado di esser libere da “disturbi” di lettura della realtà che vengono registrati in modo automatico dal tronco dell’encefalo, costituito dal cervelletto e dal tronco encefalico ( diencefalo, mesencefalo e dalla parte iniziale del telencefalo) o suggestionati dalla parte limbico-ipotalamica,  deputata alla parte “emotiva” ed immaginifica che risiede nell’ippocampo, coadiuvato dai bulbi olfattivi, dal setto, dal fornice, dall’amigdala, dal giro del cingolo, dai corpi mammillari.

Una volta “pacificate”, rassicurate queste funzioni estremamente importanti per la nostra sopravvivenza e percezione della realtà, il contributo della neo-corteccia che si occupa della memoria, dell’apprendimento e del linguaggio è al suo massimo potenziale.

La mente intuitiva è  un super-potere?

A questo punto bisogna perciò accordarci sul significato della “mente intuitiva”.

Quali sono le sue capacità, al di là dal dove si trovi? e come funzionano queste proprietà particolari?

Certamente noi abbiamo molte capacità di cui NON siamo del tutto o addirittura per nulla consapevoli. Ogni giorno le neuroscienze fanno nuove scoperte, e si aprono nuovi studi scientifici su fenomeni che apparentemente non hanno ancora spiegazioni.

Per quanto riguarda quello che mi compete, penso che per dare un buon contributo al nostro contesto sociale e ambientale, alle nostre relazioni con il massimo delle nostre potenzialità è tenere i nostri sensi (per ora ne conosciamo 5 o 6..) aperti al massimo.

Psicologia dell’Io ovvero neocorteccia al lavoro

Se consideriamo la “psicologia dell’Io/Ego“, Anna Freud e Karen Horney,  da cui immagino tu deduca la posizione dell’Ego nella neocorteccia, potrei dirti che il mio lavoro è quello di operare sulla percezione delle “interferenze” (le “nevrosi”, i “disturbi emotivi” che secondo quella teoria sono gestibili dalla neocorteccia invece che sottoposte -come parte dell’Es- alla gestione del cervello Rettile e Limbico) in modo che la loro incidenza sia minima, e la “neocorteccia” possa lavorare con agilità e limpidezza.

Di questo mi occupo, accompagnare le persone a comprendere, percepire e scegliere le azioni migliori al fine di ottenere per se stessi e per il loro contesto relazionale e professionale le migliori condizioni di sviluppo.

Per completezza, ti indico un link con alcune considerazioni sul tema che ti sta a cuore tratto da alcune letture che avevo recentemente  fatto.

A fronte di quanto ho scritto sono a questo punto curiosa anche io e ti vorrei fare una domanda, anzi un paio:

perché sei così interessato alla “mente intuitiva” (sempre che di “mente” si tratti…)?

a cosa ti è utile sapere se/che la ricerca fa corrispondere la sede dell’ego/Io alla neocorteccia (o meglio corteccia prefrontale mediale (**)), dedita specificatamente alla comunicazione, la scrittura, l’abilità sociale, la creatività o il processo decisionale…  ?

(**) per completezza,  ricercatori hanno osservato che quando una persona pensa a valori legati a sé stesso e gli si chiede “Quanto ti descrive la parola ‘capace’?” si attiva quell’area del cervello in modo maggiore  rispetto a quando pensa la stessa cosa legata agli altri. In questo modo individuano l’area della neocorteccia coinvolta nell’Io. La stessa cosa con altri compiti in cui la differenza è il proprio o altrui coinvolgimento  (sé/altri).
Semplice vero? In realtà, da una osservazione più ampia hanno rilevato che l’attivazione cambia a seconda della cultura di appartenenza, individualistica o collettivistica intrecciate con l’argomento della riflessione!  Infatti la stessa area, ed una contigua,  si attiva anche quando la persona pensa agli altri ed è in generale coinvolta in pensieri sociali.
In conclusione scoprire il passaggio dall’attività cerebrale alle funzioni mentali è molto più difficile in quanto appare collegata con il riconoscimento di valori personali.
Questi risultati ci dicono ancora una volta che il cervello non segue le distinzioni che facciamo noi: non esiste “un’area dell’Io” che si attiva e fornisce l’esperienza soggettiva dell’Io: siamo noi che osservando i dati che raccogliamo (con neuroimmagini o altri metodi  di studio) dalle funzioni cerebrali “organizziamo” il loro significato.
La ricerca è comunque agli inizi, e i risultati dicono quale area, in media, si attiva di più durante un compito rispetto a un altro; non dicono granché sul come il cervello elabori l’informazione:  la caratteristica tipica del cervello è la connessione tra le sue varie parti (grande molteplicità di neuroni), quindi attribuire una funzione a una sola area è una semplificazione..